Filosofia

Quando ci occupiamo di questioni ontologiche, vogliamo distinguere ciò che esiste in modo fondato da altre “miopie”. Vogliamo capire che cosa esiste “veramente”. D’altronde, per analizzare la questione non possiamo risalire ad Aristotele poichè questi non poteva occuparsi propriamente di ontologia. Il termine infatti fu coniato solo nel XVII secolo da Jacob Lorhard. Partendo da qui, il professor Varzi, nel seminario che ha tenuto per ScienzaNuova 2019, traccia con chiarezza la storia del pensiero ontologico passando per Quine ed arrivando fino a Husserl, entrando nel merito delle questioni che i protagonisti di questa storia hanno sollevato.

Dopo il seminario del professor Zaccaria sull’ontologia dell’infinito (al link https://www.youtube.com/watch?v=qrbXGNaPNMM&t=108s) è nato un dibattito, scaturito anche dal diverso approccio all’infinito dei fisici in sala. I chiarimenti forniti dai professori Zaccaria e De Gennaro hanno permesso un chiarimento sull’originario senso dell’infinito.

“Il definitivo chiarimento dell’essenza dell’infinito, più che riguardare il campo degli specifici interessi delle scienze specialistiche, è necessario per la dignità stessa dell’umano intelletto.
L’infinito ha mosso l’animo dell’uomo più di ogni altra questione; l’infinito ha scosso l’intelletto e operato fruttuosamente su di esso quasi come nessun altra idea; ma l’infinito è anche bisognoso di un chiarimento come nessun altro concetto.”
Così David Hilbert inizia la sua conferenza in onore di Weierstrass nel 1925 e così il professor Gino Zaccaria inizia il suo seminario sull’ontologia dell’infinito al termine dell’edizione 2019 di ScienzaNuova. Partendo dal problema dell’ἄπειρον alla luce della metafisica di Aristotele e del pensiero di Anassimandro, il professore arriva a delineare un quadro dell’ontologia dell’infinito nella tradizione occidentale.
L’intervento si conclude con colori, suoni e parole di Giacomo Leopardi:
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”

A seguito dell’intervento del professor Zaccaria, è nato un vivace dibattito con i fisici in sala. Lo potete trovare al link https://www.youtube.com/watch?v=WYHDzxzJ8NM.

La matematica è da alcuni secoli il linguaggio della scienza e qui viene impiegata per descrivere fenomeni, enti, previsioni a seconda dello specifico contesto scientifico. Non solo, ovviamente è essa stessa disciplina scientifica a se stante, ed è una disciplina scientifica parecchio particolare se si nota che è del tutto indipendente dal mondo dell’esperienza. Infatti, si può dire di sapere che cosa è un numero per il fatto di avere fatto esperienza dei numeri? Già, ma che cos’è un numero? Come nasce la matematica? Certamente non nasce dalle discipline che la applicano e nemmeno dalla matematica stessa. In questa lezione, il professor Ivo De Gennaro ci accompagna dentro il senso “originario” della matematica attraverso il pensiero di Platone e di Kant.

Il professor Zaccaria ci accompagna in un cammino pittorico con Cézanne, lasciandoci guidare dalle parole e da alcune opere dell’artista. Cézanne si accorge che il colore non è semplicemente una qualità cromatica delle cose, ma è l’essere stesso, che appare. A permettere questo stagliarsi del colore, e quindi delle cose, è il grande mago, “le grand magicien”. Per scoprire di chi si tratta, seguiamo l’artista sulle parole di Gino Zaccaria.

Una lezione sull’ontologia dell’arte tenuta dal professor Achille Varzi all’edizione 2020 di ScienzaNuova. Il filosofo si concentra su due tematiche principali: dapprima il rapporto fra Natura ed elemento estetico, poi il rapporto fra Natura ed elemento creativo/creatore. Partendo dalle posizioni di pensatori del passato e del presente, da Platone a Goodman, il professor Varzi cerca di rispondere alle domande:
1. dove risiede la Bellezza?
2. l’artista crea o scopre?

Il mondo è bello? Se lo chiede il professor Vieri Mastropietro, fisico teorico dell’Università degli Studi di Milano. Si sente spesso parlare di bellezza nella scienza, basti pensare a quando si dice che un certo risultato è matematicamente bello o che una teoria è elegante. Dirac, uno dei padri della meccanica quantistica, addirittura sosteneva che le teorie fisiche debbano godere di bellezza matematica, quasi fosse un requisito per la validità della teoria stessa. Cosa si intende dunque con queste considerazioni “estetiche”, che apparentemente poco hanno da spartire con la scienza? Mastropietro ce lo racconta con la passione di un fisico che, dopo tanti anni nel mondo della ricerca, riesce a provare ancora stupore per la Natura e per il suo misterioso ordine che, ancora più misteriosamente, l’uomo riesce a cogliere col raziocinio.

Si sente spesso dire in fisica che una certa equazione o una teoria è “bella”, “elegante”. Ma che vuol dire? In che senso dei criteri estetici possono essere applicati a una descrizione matematica della natura? Ne fa il punto il professor Carfora che, attraverso le parole dei padri della fisica moderna, ci accompagna in un viaggio dentro il senso scientifico della Bellezza.

La medaglia Fields Laurent Lafforgue introduce il pensiero e l’opera di Alexander Grothendiek, il quale, malgrado oggi sia pressoché sconosciuto, è probabilmente stato il più grande matematico del XX secolo. Il suo lavoro ha portato a una vera e propria rivoluzione nell’ambito della matematica e il suo approccio alla ricerca, come testimoniato nella sua opera “La clef des songes”, aveva notevole spessore filosofico. Contrariamente a molti colleghi scienziati, Grothendiek non partiva da risultati già noti e acriticamente accettati, ma si poneva in ascolto della voce delle cose. Fenomenologicamente, potremmo dire che lasciava essere le cose e giungeva così a scrivere ogni giorno pagine di matematica nuova.

L’intervento del professor Lafforgue è in francese, sua lingua madre, ma è tradotto in tempo reale dal professor Ugo Moschella.

Spazio e Tempo. Due concetti apparentemente distinti e separati visti attraverso due approcci apparentemente lontani. L’uno filosofico, esposto dal professor Achille Varzi in “Esistere e persistere nel tempo”, e uno fisico, introdotto dal professor Mauro carfora in “Space(&)Time Unfolding”.