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Il professor Natoli affronta qui il tema dell’intelligenza artificiale a partire da due interrogazioni fondamentali: che è l’uomo? che è l’intelligenza? Attraverso intuizioni di grandi pensatori e scoperte paleontologiche, si può provare a far vedere come l’intelligenza si articola con l’articolazione della mano, e cioè con la manipolazione del mondo. Ma qual è il rapporto fra intelligenza, mano e calcolo? La coscienza è “calcolabile”?

Is there anything that scientists do that can’t be automated? Questo l’interrogativo che si è posto Dan Falk nel suo articolo “How artificial intelligence is changing science?” pubblicato nel Marzo 2019 su Quantamagazine. Il dubbio è motivato dal recente cospicuo utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale nella ricerca scientifica, dalla dinamica delle galassie al calcolo di funzioni d’onda di sistemi quantistici. Partendo da qui, il professor Carfora passa a indagare il rapporto fra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Potrà mai la prima esaurire le possibilità della seconda? Il celebre fisico Roger Penrose fu aspramente criticato per il suo scetticismo sulla questione. Nel suo libro “Shadows of the mind” e in altri scritti, ha infatti sostenuto che la coscienza non sia un fatto meramente computazionale.

Che cosa intendiamo con “intelligenza artificiale”? Succede spesso di confonderla con una qualunque tecnologia avanzata di ingegneria informatica in grado di sostituire l’uomo in una certa mansione. Queste ultime sono certamente tecnologie intelligenti, nel senso che sono idee geniali, ma non sono espressione di un’intelligenza analoga a quella che ci distingue. E qual è la linea di confine fra tecnologie avanzate considerate intelligenza artificiale e quelle escluse da questa categoria? Che cos’è il test di Alan Turing? E’ una valida strategia per dirimere questa questione?
Ne ha parlato il professor Varzi per ScienzaNuova alla sua quinta edizione, dedicata proprio all’IA.

Quali sono le sfide e le opportunità che la manipolazione della più grande mai vista mole di dati (i famosi big data) offre alla scienza? Stando all’ex direttore di Wired Chris Anderson, teorie e modelli scientifici avrebbero ormai fatto il loro tempo perché i dati parlerebbero già da sé: “visto che siamo nell’era dei dati in abbondanza, si può fare a meno delle teorie: basta usare i dati”.
Ma è veramente così? Siamo quindi davanti a una nuova rivoluzione scientifica? Il fisico teorico Angelo Vulpiani ci aiuta a fare chiarezza guidandoci in un viaggio attraverso problemi risolti e aperti della fisica.

Intuizione e costruzione: in “Tentativi esatti nel dominio dell’arte” (1928), Paul Klee distingue per queste due nozioni un’accezione scientifica e un’accezione artistica. Guidati dal professor Ivo De Gennaro, vediamo come l’artista coglie la necessità di intuizione e costruzione nel campo delle scienze esatte (in particolare matematica e fisica) rispetto al loro ruolo nella creazione artistica.

Si noti che, mentre per parlare DI matematica e fisica è necessario essere rispettivamente matematici e fisici, si può ragionare brillantemente SU matematica e fisica senza avere una formazione scientifica. Questo perché le scienze esatte non hanno come oggetto di studio loro stesse, e anche volendolo non possono: le ipotesi e gli strumenti di cui si servono non provengono dai loro domini.

Mario Rasetti è un fine fisico la cui ricerca ha spaziato in un numero impressionante di campi scientifici: teoria quantistica dei vortici, superconduttività, stati nonclassici della luce, stati senza decoerenza per la computazione quantistica, intelligenza artificiale, solo per citarne alcuni. E’ professore emerito all’Università di Torino, dove ha fondato la Scuola di Dottorato, Presidente dell’ISI (Istituto per l’Interscambio Scientifico) e Consigliere della Commissione Europea.

Per la quinta edizione di ScienzaNuova, parla di intelligenza artificiale (IA). Partendo dalla sfida dei Big Data, passa a definire cosa intendiamo e come funziona una IA per poi illustrare come i dati possono essere descritti e inseriti in uno spazio topologico, su cui si può definire una nozione di vicinanza connettiva alla Grothendieck (che non è una metrica). Prosegue poi indagando la struttura e il funzionamento del cervello umano. Il nostro sistema nervoso è un raffinato computer oppure non è possibile descriverlo in questi termini? E se è possibile potrà mai essere riprodotto da una qualche tecnologia? Rasetti discute in particolare la tesi di Church-Turing, le sue interpretazioni e intuizioni successive, fra cui quella quantistica e la cosiddetta “beyond Turing”. Conclude chiarendo cosa si intende con Machine Learning e come funziona.

E’ da notare bene, soprattutto per i non addetti ai lavori, l’introduzione di Rasetti al tema: malgrado gli ampi studi e sviluppi, anche in campo neuroscientifico, il professore ci mette in guardia sul fatto che l’IA non è (ancora) una scienza, piuttosto è una “tecnica in cui uno può essere più o meno bravo”, come la cucina.

Qual era il ruolo del poeta nella Grecia classica? Elena Langella mette in luce a partire da vari testi significativi come la figura del poeta nell’atto creativo quanto nell’atto declamatorio si fondasse anche su un sapere tecnico, “artigianale”.

Giancarlo Guizzardi, professore a Bolzano e in Olanda, chiarisce qui come può essere descritto il lavoro delle due aree del cervello, l’una deputata a calcolo e logica e l’altra alla creatività, nel formalismo delle moderne scienze cognitive. Come è possibile un’azione cerebrale unitaria a partire da strutture con compiti così diversi?

Elena Langella ci porta nuovamente a viaggiare nel tempo, sia nel senso cronologico sia alla scoperta del suo senso. Ripartendo dalla lezione tenuta per ScienzaNuova nel 2017, in cui indagava il concetto di tempo nella lingua greca antica, qui si concetra sul senso di tempo in Esiodo, uno dei più antichi autori della letteratura greca antica.

Il professor Mastropietro racconta il tempo in fisica e prova a rispondere alla domanda: da cosa ci viene l’idea che abbiamo di tempo?